Ecco un evento interessante in Val Sarmento.

Patrimoni musicali e tradizioni in Val Sarmento
Festival della musica etnica in Val Sarmento

Progetto promosso dalla Comunità Montana Val Sarmento, in collaborazione con i Comuni di Cersosimo, Noepoli, San Costantino Albanese, San Paolo Albanese, Terranova di Pollino, e la Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico della Basilicata, e finanziato da GAL ALLBA e Regione Basilicata nell’ambito del programma Leader + Asse I misura 1.3 azione 1.3.5. Promuovendo questa iniziativa, la Comunità Montana Val Sarmento intende richiamare l’attenzione sull’importante patrimonio di musiche tradizionali della Valle, in continuità con l’opera di valorizzazione delle risorse culturali locali intrapresa da anni.

Programma dettagliato qui.

Tempo fa sono stato invitato al convegno nazionale “ROMAN DE TROIE” presso la Sala Alessandrina dell’Archivio di Stato di Roma, il convegno “Roman de Troie” promosso da Digitalcodices - Centro di studi informatici pei i beni librari e prodotto da Unione Europea Esperti d’Arte Onlus, ha ottenuto un discreto successo e ha avuto queste finalità:

- Presentare il progetto di digitalizzazione dei manoscritti del “Roman de Troie”.

- Considerare i principi, i metodi, le problematiche e le soluzioni per la gestione e fruizione dei beni librari attraverso gli strumenti dell’Information & Communication Technology.

- Confrontare i sistemi e i criteri di valorizzazione dei beni librari attraverso gli strumenti informatici nei vari organismi pubblici e privati, italiani ed europei.

- Affrontare le problematiche e le prospettive che riguardano i percorsi di formazione e gli sbocchi professionali del settore ICT per i beni culturali/librari.

- Analizzare l’impatto delle nuove tecnologie nel mondo dei beni librari per riflettere sulle potenzialità e opportunità di e-business derivanti per il sistema impresa.

Il mio intervento è stato circoscritto a quest’argomento: Percorsi e prospettive di formazione e di lavoro nel settore ICT per i beni librari.

Da oggi potete ascoltare tutti gli interventi che si sono succeduti nella pagina del programma, se interessa la tematica del mio intervento, si può ascoltare cliccando qui.

Sono (finalmente) in pubblicazione gli atti del convegno, chi li volesse richiedere può cliccare qui.

Avere tra le mani la prima stampa di un tuo libro è come avere tra le mani un figlio. Un momento emozionante che auguro a tutti coloro i quali hanno qualcosa da dire, o da diffondere. Possiamo avere bellissime idee e formulare bellissimo concetti ma se non facciamo in modo che essi vengano conosciuti da altri o ce li teniamo solo per noi, non servono a nulla.

Certo oggi la ricerca di una casa editrice che creda nel tuo progetto e scelga il tuo lavoro senza fini “troppo” commerciali è difficile. Molte case editrici oggi vogliono addirittura essere pagate dall’autore. Tutto questo può essere sconfortante….

Dopo un anno di lavoro, è uscito il libro intitolato Il Restauro Virtuale - tra ideologia e metodologia, edizioni Edifir in cui sono co-autore col prof. Furferi, docente della Facoltà di Ingegneria all’Università di Firenze.

Per acquistare il libro on-line dal sito della casa editrice  clicca qui.

Breve abstract:

Negli ultimi anni le nuove tecnologie di Information and Communication Technology hanno trovato sempre maggiore applicazione nel restauro per di operare una valutazione preventiva di suoi effetti senza alcun contatto sull’opera vera e propria. Parallelamente si è assistito ad una “massificazione” dei beni culturali con volontà di fruizione di opere di d’arte un elevato numero di appassionati e studiosi. Per tali ragioni il restauro ha fatto sempre più spesso ricorso all’utilizzo dell’informatica: è nata così la concezione di un nuovo, innovativo, settore scientifico e tecnico: il Restauro Virtuale. Nato nel campo della conservazione dei Beni Culturali ha allargato il suo ambito di applicazione indicando, oggi, non solo l’utilizzo di tecniche di Image Processing applicate ai beni culturali ma anche tutte le metodologie atte a restituire le fattezze originali di un’opera altrimenti non accessibile. Inoltre il termine Virtual Restoration può indicare sia la realizzazione di modelli tridimensionali di strutture architettoniche sia la visualizzazione di musei, siti archeologici ecc. Il presente testo vuole essere una guida a chi, restauratore, informatico o appassionato, si accosti per la prima volta a questo mondo.

formato 17 x 24 - 49 ill. b/n e 40 ill. colori - brossura cucita.
ISBN 978-88-7970-339-0

Domenica 20 maggio, sono stato a questa bellissima manifestazione, davvero ricca di micro-eventi (workshop, tavole rotonde, dibattiti, esposizioni) un esperienza davvero istruttiva e interessante.

Ecco un abstract dal sito ufficiale.

Firenze, domenica 20 maggio 2007 – Dopo tre giorni di piena attività, con oltre 500 aree espositive, più di 4.000 enti rappresentati (associazioni, movimenti e realtà del non profit, imprese eticamente orientate, enti locali e istituzioni, insieme per testimoniare come comportarsi in modo “diverso” sia possibile in ogni ambito), 100 spazi di animazione e laboratori di “buone pratiche”, 190 appuntamenti culturali fra convegni, dibattiti e workshop (con 1.000 relatori coinvolti), si chiude la quarta edizione di Terra Futura, registrando circa 83.000 visitatori, con una crescita del 25% nel trend generale della manifestazione.

In questi tre giorni di fiera, si è respirata nell’aria la volontà di una costante e silenziosa rivoluzione negli stili di vita delle persone, nonostante si viva in una società del consumo: per riflettere e guardare alle prospettive future in tema di lavoro sostenibile, tutela dell’ambiente, energie alternative e rinnovabili, impegno per la pace, cooperazione internazionale, rispetto dei diritti umani, finanza etica, commercio equo…

Leggi tutto sul sito ufficiale…
L’Africa futura è protagonista
Imprese responsabili

Sono partiti i preparativi per organizzare l’edizione del BarCamp a Matera,
fissato per Sabato 12 Maggio 2007

la “non-conferenza” o “conferenza informale” approda quindi anche nel profondo sud e Matera è la prima città meridionale che lo ospita.

Buon lavoro agli organizzatori.

Con interesse ho aderito alla possibilità di partecipare e discutere con un mio intervento sintetizzato in questo video (fatto in coerenza della informalità dell’evento stesso).

Sito ufficiale BarCamp Matera 

Stupisce come un libro scritto nel 1995, quindi già classificabile come “datato” (soprattutto dato che affronta tematiche legate all’I.T.) possa invece rivelarsi attualissimo. Mi riferisco al volume “Essere digitali” di Negroponte. E’ Negroponte infatti a fornirci una definizione di esseri digitali.Secondo l’autore il modo migliore per apprezzare i vantaggi e le conseguenze dell’essere digitali è riflettere, sulla differenza tra atomi e bit.

ATOMI – come informazione materica, sottoforma di atomi (libri, riviste..)

BIT – come informazione digitale (Web, CD-Rom)I vantaggi dei Bit sono la velocità e la maggiore diffusione.Il Bit non ha colore, peso o dimensione, è il più piccolo elemento atomico del DNA dell’informazione e può essere affermativo o negativo (SI-NO; Vero-Falso), per praticità si è attribuito un valore numerico 1-0.Il numero dei Bit di un’informazione trasmessi in un secondo condiziona la dimensione e la qualità dell’informazione digitale.Negromante ha detto: “Il futuro delle aziende dipende dalla capacità che queste avranno nel convertire in digitale i loro prodotti o servizi”.

Questa riflessione di Negroponte ha due importanti conseguenze:In primo luogo va a indicare e suggerire una metodologia di innovazione e adeguamento di tutte le imprese alle nuove tecnologie di comunicazione, ma fortifica il presupposto che oggi l’offerta di prodotti e servizi, e la conseguente soddisfazione di bisogni sul mercato, può essere spostato da un piano esclusivamente “atomico”, “analogico” o tradizionale, a quello digitale.Oggi il business di un impresa, secondo Negroponte quindi dovrebbe essere convertito in attività digitale, espletato attraverso la rete, o in alternativa mantenere due vie parallele: offerta digitale dei servizi/prodotti + offerta analogica dei servizi/prodotti. Facciamo l’esempio di una società di formazione nata dal 1970, ha sempre svolto corsi frontali in presenza. Con lo sviluppo dell’ICT, inizia oggi a offrire corsi “digitali” ossia online, in cui i fruitori seguono a distanza le discipline. Potrebbe tuttavia continuare a offrire corsi in presenza, oltre che corsi online, per soddisfare un tipo di target più “tradizionalista”.Capita anche, come si legge in questi giorni sui giornali, che il New York Times annunci che in cinque anni sarà una testata esclusivamente online.Se queste società oggi, adottano politiche aziendali di questo tipo, vuol dire che Negroponte aveva ragione e che il gioco “digitale” vale la candela. Nel senso che ci sono ottime potenzialità di business e di introito investendo per il Web.

Semplicemente cambiano le esigenze dei clienti, e non è vero che il cambiamento riguarda solo le nuove o medie generazioni, ma anche quelle più mature.

L’innovazione è inesorabilmente inarrestabile, ma anche il desiderio di cavalcarne le potenzialità da parte di tutte le generazioni.In secondo luogo questa conversione in digitale dei servizi e prodotti aziendali determina una importante conseguenza sul piano gestionale e organizzativo delle aziende stesse che possono operare svincolate da un legame fisico sul territorio, operando in digitale, per l’etere nell’etere. Utilizzando la rete come un’interfaccia di connessione, tra azienda e cliente, lo sviluppo e l’offerta dei propri servizi/prodotti aziendali può avvenire in qualsiasi luogo fisico, o anche in più luoghi fisici. Il servizio offerto può essere il frutto della collaborazione tra società partner in sinergia di rete, con uno sharing di lavoro, di competenze, di ruoli, di costi e infine di ricavi. In questo senso un società di servizi editoriali o un’azienda di formazione possono avere la redazione in una città, il coordinamento o lo staff tecnico ubicati in altre città o società.In questo scenario, l’ubicazioni in cui si opera per le varie fasi di sviluppo, assume un importanza marginale. Non è importante la grandezza della città dove si lavora, così come i suoi trasporti, basta disporre di un collegamento a Internet veloce e stabile. Anzi possiamo dire che la dove le infrastrutture e i servizi mancano, in primo luogo le vie di comunicazione tradizionalmente intese, le forme di comunicazione digitali possono offrire una valida alternativa di sviluppo.E’ il caso per esempio dei piccoli centri rurali e di montagna, dove le strade e le ferrovie sono carenti o la posta ordinaria è troppo lenta, il Web può offrire a questi centri un equità di condizioni rispetto alle città più grandi.

Un caso emblematico è la città di Matera, l’unico capoluogo di provincia dove da sempre mancano le ferrovie dello stato, le strade di accesso alla città sono precarie e manca un aeroporto nella Regione Basilicata.  Qui la Regione stessa ha avviato alcune iniziative a favore del digitale, come quella del bando “un computer in ogni casa” ma molto ci sarebbe ancora da fare, soprattutto sul piano dell’e-governament. In ogni caso la città lucana con tutte le sue problematiche ha molte potenzialità di sviluppo, soprattutto legate alle risorse del suo territorio, risorse culturali, energetiche, ambientali e naturali. E le risorse naturali di una città o regione sono inalienabili destinate allo sviluppo sostenibile di quella città o regione. In questi casi le potenzialità possono essere espresse e attuate grazie al Web, che può rendere accessibile luoghi difficilmente fruibili, può permettere la nascita di società che offrano servizi e prodotti digitali, usando Internet come interfaccia di connessione col mondo secondo la filosofia del Think global act local si può lavorare localmente pensando ad un mercato potenzialmente globale.

Non solo, in Essere digitali, Negroponte già indicava che emergeranno nuovi contesti, nuovi attori, nuovi modelli economici, nuove imprese fornitrici di contenuti, informazione, intrattenimento digitale. Nuovi bisogni da soddisfare. E’ quella che poi è stata definita la new economy.

 

 

Oggi questo processo evolutivo e in continuo cambiamento, in diretta influenza dei cambiamenti che stanno avvenendo per il Web, ed infatti già si parla del Business 2.0 come un nuovo modello di fare impresa e affari vicino alla filosofia del Web 2.0 investendo nel sociale, nell’ambiente, nel bene collettivo, nel knowledge sharing, etc…Modelli di impresa che in ogni caso sfruttano e usano la rete, per cui la loro nascita e costituzione può avvenire anche nelle zone disagiate sopra descritte, purché dispongano di allaccio alla rete. Se le cose (beni e servizi) non possono essere trasportati tradizionalmente sottoforma di atoni, possiamo trasportarli sottoforma di Bit. Che cosìè un Bit?Secondo la definizione che ne da Negroponte, il bit non ha colore, peso, dimensioni, è il più piccolo elemento del DNA dell’informazione, può essere affermativo o negativo, 1 oppure 0.Il numero dei Bit di un informazione trasmessi in un secondo (Bps) condiziona la dimensioni e la qualità dell’informazione digitale.Trasportare bit è molto più semplice ed economico che trasportare atomi. Secondo Negroponte la tecnologia digitale cambierà la natura dei mass media, nel senso che da una situazione in cui i bit vengono “sospinti” verso l’utente si passerà ad una in cui sarà quest’ultimo a tirarli a sé.L’industria dell’informazione sarà sempre più simile alla vendita al dettaglio e costituirà uno dei settori che maggiormente potrà offrire medesime o addirittura maggiori potenzialità di sviluppo nelle aree disagiate o carenti di infrastrutture.Nel mondo digitale il mezzo non è più il messaggio, è solo una sua materializzazione. Si potrà trasmettere e inviare un dato ossia un flusso di Bit che potrà poi essere convertito, dall’utente in molti modi diversi, a sua volta l’utente potrà riutilizzare e rielaborare l’informazione ricevuta a suo piacimento anche volendo per ritrasmetterla.In questo sistema di informazione digitale l’intelligenza si sposta dal “media” o medium (che diventa multimediale con mescolanza di bit) al ricevente che non rimane passivo ma interagisce con esso come fa con un giornale. Negroponte indica come momento di nascita della vera multimedialità il 1978 quando col progetto ASPEN si è realizzata su videodischi la visione interattiva di un’intera città raccordando insieme tante fotografie tra loro.Uno scenario in cui “la piazza del mercato cittadino sarà l’autostrada globale dell’informazione, gli acquisti saranno fatti direttamente dalle persone. … Ciò sarà possibile a patto che l’interfaccia tra utente e computer si evolva a tal punto che parlare col computer sia altrettanto facile che parlare con una persona.”

 

Ho realizzato un breve filmato che documenta la situazione angosciosa dell’assenza di ferrovie di Stato a Matera.

Matera è l’unico capoluogo di provincia europeo a non avere le Ferrovie dello Stato, come può esserci sviluppo, occupazione, mercato del lavoro, economia, se mancano le strutture? Come si può parlare di turismo, se mancano i trasporti e se per arrivare a Matera non ci sono mezzi di trasporto adeguati (la viabilità stradale non è messa meglio e in Basilicata manca un aereoporto civile, il più vicino è quello di Bari). L’Italia sarà pure entrata in Europa ma si è dimentica di portare con se Matera. Più di 500 miliardi di lire spesi per questa tratta, poi solo tante e false promesse. Oggi 1/2/2007 il cantiere è completamente abbandonato, la stazione è solo una delle tante cattedrali nel deserto di questa bellissima provincia.

Il video è realizzato in collaborazione con gli amici del meetup s@ssi e-migranti di Matera e sarà presentato al raduno nazionale Meetup Amici di Beppe Grillo.
Dk

Oggi per le aziende, domani per (tutti) viene venduto ufficialmente il nuovo sistema operativo di Microsoft: Windows Vista (nome in codice Longhorn).

Beh intanto si è fatto desiderare e aspettare! Ma vorrei prima di tutto lasciare un commento di Bruce Sterling che ho sentito oggi, in un intervista online su repubblica.it
(Bruce Sterling è il padre fondatore insieme al grande William Gibson della narrativa cyberpunk, oggi scrittore e giornalista di culto del Web e dell’.I.T.)

Sterling che ha definito più volte Microsoft una forza del feudalesimo, in contrapposizione
alle forze della libertà, oggi ha affermato di sperare che il nuovo O.S. di Microsoft non si diffonda perché è talmente insicuro che può risultare pericoloso per se e per le persone care ch vorranno comprarlo.
Ha anche dichiarato che, proprio per i soliti problemi di insicurezza e fragilità, è una minaccia a se stessi usare Microsoft.

Io ho iniziato a usare il sistema operativo di Microsoft una ventina danni fa, quando avevo la versione 3.1, poi dal 1997 per lavoro, mi sono trovato a usare anche Apple, due sistemi operativi, diversi anche se tutto sommato simili, basta tenere conto che Microsoft ha copiato l’interfaccia “easy” di Apple (quella a finestre appunto). La differenza sostanziale è nelle prestazioni e nell’affidabilità.

Attenzione non è affatto vero che Apple non abbia alcun problema, (attualmente possiedo un MacBook Core Duo con processore Intel) ogni tanto qualche interruzione critica del software compare, certamente confrontando prestazioni, sicurezza e velocità si può ben definire l’Apple un PC “professionale” rispetto al suo grande rivale.

Per non parlare anche del design, punto di forza della mela mangiata e credo autentica fissazione di Steve Jobs e compagni.

Caratteristiche tecniche principali:
Windows Vista è un O.S. della famiglia Windows NT.
Vista ha effettivamente interfaccia utente task-based più innovativa, più attenta all’attività da compiere dell’utente. E’ presente una versione di esplora risorse (ora chiamato Windows Explorer) molto diversa da quella precedente, probabilmente la maggiore evoluzione dai tempi di Windows 95.
Un’altra caratteristica è l’interfaccia grafica, che sfrutterà le potenzialità 3D delle moderne schede grafiche (per chi ce le ha) arricchendo di effetti l’interfaccia grafica senza pesare sulla CPU.
Ancora una volta vedremo le aziende costrette a disfarsi dei PC comprati solo due anni prima per investire in nuovo hardware più prestante e ottimale per far funzionare al meglio il software.
A cosa ci serve essere belli e spettacolari se poi non sappiamo muoverci?

Social Networking Web 2.0

Il Web 2.0 rappresenta il nuovo modo di considerare, utilizzare e sviluppare il Web, non un software tangibile o un insieme di regole programmate, quanto più un una nuova corrente di pensiero.
Il Web 2.0 sposta l’attenzione dal messaggio al medium, il medium diventa il messaggio, grazie ad una forte spinta verso l’interazione autore-utenti, gli utenti non sono più soggetti passivi, non si limitano ad una semplice lettura o fruizione del contenuto online ma lo riutilizzano, lo riorganizzano in maniera diversa, lo partecipano e condividono. Fino a diventarne anche autori. Dopo il modello DHTML che sostituì l’HTML, ora l’evoluzione tecnica in grado di soddisfare questa nuovo biosngo di vivere il Web è l’AJAX, che sta per Asynchronous JavaScript And XML, con questo termine s’intendono, quindi, un insieme di tecnologie (audio, video, RSS, Social Software, Blogs, Wikis.
Alla semplicità del linguaggio HTML si è ormai arrivati ad un linguaggio (Java e Xml) che tende verso una maggiore complessità favorendo più soluzioni software in grado di allargare le potenzialità del Web e soddisfare la crescente domanda di Convergence e Partecipation, non solo ma l’utente rielabora i propri contenuti, li remixa e li ripropone.
Complessità di linguaggi che però non contrastano con un altro obiettivo del Web 2.0: l’Usability, la facilità d’uso del mezzo, delle interfacce che devono rimanere semplici e familiari.
Infatti il vantaggio principale di AJAX rispetto ad altri linguaggi è che è possibile avere una pagina con più contenuti dinamici che si modificano contemporaneamente in seguito alle scelte e azioni di un utente. Questo consente innanzitutto di migliorare la “User Experience” e rendere la Web UI il più simile possibile all’interfaccia grafica che abbiamo abitualmente sui nostri PC. L’uso del Web diventa così più percettibile e intuibile.

In realtà AJAX ha una valenza anche sul modo di fare comunicazione e sul carico generale dell’applicativo web utilizzato, e questo perché in primo luogo si basa su un sistema asincrono domanda/risposta autore-utente (o nel caso della formazione docente-discente) con tutte le comodità di un dialogo asincrono; in secondo luogo perché il sistema AJAX prevede la capacità di manipolazione (remixability) dell’eventuale documento XML di risposta.

Un’ultima importante connotazione che caratterizza il Web 2.0 è quella del Social Network, si sta sempre più spostando l’attenzione su un concetto di equità tra interlocutori, che sono posti davanti a medesimi strumenti e poteri comunicativi. Questo carattere si affianca all’ideologia dell’Open Source e del freeware, anch’essi elementi integranti del Web 2.0

Baratto medievale


Cosa sta succedendo al partito della Quercia?

I DS sono in crisi?
Probabilmente a essere in crisi oggi non è un partito in particolare ma l’intero sistema partitico.
A non funzionare più, sono i meccanismi di un sistema partitico ormai anacronistico e incapace di soddisfare un nuovo modo di concepire e partecipare la politica.

Leggo su L’Espresso di questa settimana (giornale vicino alla sinistra) dati e informazioni, che ormai da soli parlano di stagione difficile per la Quercia.

La situazione:

Federazioni spaccate, abbandoni, giochi di tessere, candidati contestati, insomma il partito di maggioranza al governo (ecco perché è giusto parlarne) ha una crisi di identità e forse di organizzazione, in visione del prossimo congresso decisivo, quello che dovrebbe sancire l’avvio dei lavori per il nuovo partitone-polpettone Partito Democratico, c’è già chi si schiera contro, chi non condivide, chi minaccia di abbandonare.

C’è anche il giallo della moltiplicazioni delle tessere, questo che possiamo considerare come un nuovo miracolo contemporaneo, è un fenomeno che riguarda piccoli centri come Serra San Bruno, paese di sei mila abitanti che è passato da 135 tesserati a 165 in un anno, ma anche città medie del sud come Siracusa che ha visto un incremento di tessere del 232% e Taranto dove pare il numero di tessere sia indefinibile… Sono 21 le federazioni in cui si è manifestato questo strano fenomeno.
Mi viene alle mente l’aneddoto di mio cugino che mi raccontava di essere stato invitato ad un incontro per discutere di politica e si scoprì, qualche giorno dopo, tesserato ad un partito, a spese e con gli omaggi del candidato X.

Guerre tra leader, tra partiti in coalizione, tra cosche pardon tra bande, a Civitavecchia è stato sfiduciato il sindaco diessino, dopo che la Quercia era riuscita a mettere mano al porto. A Matera per esempio tutto si muove tra minacce, patteggiamenti, ultimatum, rivalità di poltrona, guerra di candidature, una speculazione edilizia per un candidatura, un permesso o una licenza, in cambio di sostegno economico e finanziario. Tutto è negoziabile, tranne l’ideologia, quella la si usa per le masse, per il palco, chiamando l’oratore più carismatico per un ruolo di facciata.
Questo è lo spezzatino della politica nostrano, dove il candidato ideale diventa una maschera o marionetta.

Per questi dirigenti la politica è ormai solo marketing e baratto.
La base? Beh la base è poco più che manovalanza a basso costo, da tenere buona, da coordinare però con pugno fermo, dato che le decisioni, le approvazioni sui candidati, sono prese tutte dall’alto.
Alla base il compito di usare i “Kit” di propaganda studiati dagli esperti del marketing, organizzare le feste dell’Unità, che pare rimarranno anche col partito democratico.
Il popolo? E’ fondamentale ma solo perché rappresenta l’elettorato, passivo ovviamente nella partecipazione politica. L’obiettivo principale della base è persuadere il popolo e acquisire tessere.
Ancora questo gioco sporco delle tessere, con tutti i miracoli annessi.
Ma cos’è oggi una tessera di partito? Se prima era l’appartenenza ideologica, quasi di fede ad un pensiero politico, oggi rappresenta un indicatore di consensi per il candidato, uno strumento di infinocchiamento da parte dell’elettore che preferirebbe vendersi anche l’anima pur di avere l’amicizia del politicante di turno.

Cosa si può fare?

Oggi deve rimanere tutto così?
Il partito, nonostante tutto, non è morto e continuerà a vivere, dato il suo potere.
Allora? L’unica soluzione è un radicale rifacimento nella struttura e nell’organizzazione dei partiti.
Oggi si sta assistendo ad un crescente interessamento alla politica da parte del popolo, di quel elettorato, una parte almeno, che è forse stanco di disertare le urne, oppure non gli va più giù di vendersi l’anima, ha capito che non c’è alcun effettivo ritorno. Stiamo inoltre assistendo ad un nuovo desiderio di coinvolgimento politico purché sia partecipato, studenti, giovani, padri di famiglia, mamme di famiglia, anziani, persone di varie classi sociali e fede politica, reclamano il diritto ad una partecipazione diretta nella politica, nelle scelte, nelle delibere, nel segno di una vera democrazia.
Questa voglia di maggiore partecipazione diretto sta trovando terreno fertile sia negli strumenti di democrazia partecipata quali le elezioni primarie, i comitati di quartiere, le petizioni, i referendum, le consulte cittadine, sia nella nuova filosofia del Web 2.0, dove tanti sono gli strumenti che permettono un confronto e un agire collettivo: forum, sondaggi, blog, wiki, BarCamp. Mezzi attraverso i quali l’onorevole può confrontarsi con il consigliere del comune di Tursi, e controbattere alle domande di un elettore in assoluta equità creando sinergie e condivisioni orizzontali, piuttosto che spaccature verticali; mezzi attraverso i quali gli stessi programmi politici o le proposte di legge possono essere editate in collettività attraverso un wiki da più utenti, magari sotto la visione costante di un forum libero. Strumenti già attivi che stanno creando una massa critica, attiva, informata, partecipe e attenta. Questo è l’unico futuro possibile e perseguibile per la politica.
Sono questi gli strumenti che i partiti devono adottare per una nuova rinascita del fare politico collettivo e democratico, senza tante gerarchie e riducendo o magari eliminando lo strumento tessera, anacronistico e sostanzialmente inutile.
Per decidere il miglior candidato alle primarie non serve il numero di tesserati che è riuscito a comprare, basterebbe leggere il suo blog, oppure avviare un sondaggio online. Evitando così anche l’eccesso d manifesti, figurine e santini in campagna elettorale.
Questa è la mia idea e proposta: lanciare un progetto di Open Source Politics per ridisegnare il modo di fare e partecipare la politica.

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